INTRODUZIONE ALLE OPERE DI FIORENZA DE ANGELIS di Mons. Timothy Verdon

Direttore, Ufficio d’Arte Sacra e dei Beni Culturali Ecclesiastici, Arcidiocesi di Firenze e Direttore, Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore

 

(dal catalogo della mostra del  novembre del 2011 presso la Galleria d' Arte "Il Bisonte" di Firenze)

 

 

In uno dei suoi scritti, sant’Agostino d’Ippona pone una domanda retorica: “Quem colorem habet veritas?”, “Che colore ha la verità?”, come per dire: ‘La verità - oggettiva, assoluta - è al di sopra delle distinzioni che il soggettivismo sensorio suggerisce alla mente.’  Asserto esatto, questo, sul piano concettuale, ma sul piano reale è curioso che ad affermare l’oggettività del vero sia stato il Padre della Chiesa che più di qualsiasi altro autore cristiano antico (o moderno) ha esplorato le segrete pieghe del cuore, i ricordi, i sentimenti. La ‘assoluta’ verità a cui era infine giunto - Gesù Cristo, Via, Verità e Vita -, Agostino l’aveva scoperto sull’orizzonte del proprio vissuto sensorio, in cui ha poi riconosciuto una via umana verso Dio.

 

           

Qualcosa del genere è forse operante nell’arte di Fiorenza de Angelis, a cui è dedicata la presente mostra.  L’artista, conosciuta ed affermata al livello europeo, parte da un‘idealità con lontane basi ottocentesche, in cui traspare la ricerca di una verità poetica in qualche modo assoluta, come sono assolute le intuizioni che arrivano in sogno; quella della de Angelis è infatti un’arte onirica, in cui, come nella Bibbia, il sogno è luogo di divina rivelazione.

 

           

Il mezzo prescelto però è il colore brillante, terreno, che (come in Chagall) esprime profonda ed articolata emozione. Infatti “l’immaginario di Fiorenza de Angelis è un ponte gettato tra materia e spirito, mondo umano e mondo divino, visibile e invisibile”, come dice Lucia Bassignana nel breve scritto che qui segue, precisando che “lì ciascun colore ha un proprio carattere intimo; risplende intrinsecamente, di una qualità specifica essenziale, che può essere percepita solo con l’approccio interiore”. I colori della de Angelis, illuminati da dentro, mobili – anzi trascendentali – in effetti catturano i sensi per avviarli verso Colui a cui si arriva solo per vie interiori—Colui  che ci attende oltre l’esperienza sensoria.

 

           

Davanti alle opere di quest’artista, un po’come nella liturgia della Chiesa dove i colori dei paramenti identificano, qualificano e plasmano il contenuto affettivo della festa, la straordinaria gamma cromatica definisce un clima emozionale, muovendosi  e cambiando d’intensità come la seta di una casula che, scintillante nella luce di candele, segue i movimenti del celebrante. Quella di Fiorenza de Angelis è infatti un’arte ‘rivelatoria’, e va ricordato che nella Bibbia  i libri più fantastici, più colorati, più affollato di creature inimmaginabili, quasi indescrivibili, sono quelli che i biblisti chiamano ‘apocalittici’, ossia ‘rivelatori’.

 

           

Rivelatori di che cosa? Del senso recondito delle cose e delle vite umane. Del senso che può dare loro Colui che solo ha il diritto di spezzare l’ultimo sigillo, l’Agnello che, sgozzato, apre i convoluti misteri della storia alla semplicità del Dio Amore. Ecco, come i colori, le gemme, i personaggi visionari  dell’Apocalisse aiutano a rivelare l’Amore, così l’arte di Fiorenza de Angelis, fatta di colori gemmati e di amorosa fantasia,  lo rivela.

 

 

 

 

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