L'Atelier

Modello di riferimento dell'Atelier è l’antica bottega Rinascimentale, dove si tramandava il mestiere di generazione in generazione, attraverso la pratica continua.

Come le botteghe infatti, è una fucina di idee e progetti che seppur attenti alla tradizione, si rinnovano, con il contributo di tutti coloro che operano al suo interno, e vi trovano realizzazione mediante lo scambio, il rapporto dialettico e la ricerca continua.

 

L'Atelier, che ha sede oggi in Via Burchiello a Firenze nasce però dall’incontro di Ugalberto de Angelis con Fiorenza Galli nel lontano 1952 – si conobbero appena ventenni, e di lì a poco si sposarono.

 

Fiorenza, primogenita di otto figli, impossibiltata a supportare economicamente i propri studi, intraprese con non pochi sacrifici la propria formazione da autodidatta, dedicandosi ad attività lontane dalle sue reali aspirazioni. Appassionata di letteratura, poesia – scrivendone lei stessa alcune, due delle quali furono tra l'altro musicate dal marito -, filosofia e naturalmente le discipline artistiche, ebbe ben presto una particolare predilezione per la pittura, della quale divenne fervida esecutrice. Tramite Ugalberto venne a conoscenza del pensiero di Rudolf Steiner, filosofo austriaco che a cavallo tra l’800 e il ‘900 riformulava le teorie teosofiche sostenendo e sviluppando una corrente di pensiero da lui denominata Antroposofia o Scienza dello Spirito. Le approfondite letture dei testi di Steiner favorivano un'affinità artistica e umana tra i due: Ugalberto, studiando composizione con Roberto Lupi - anch'egli particolarmente vicino alle idee antroposofiche - seguiva le sue competenti considerazioni di pensiero con riferimenti musicali legati in modo particolare all'Ars Nova; Fiorenza invece era interessate alle originali teorie di Steiner e di Goethe sul colore. 

Già Steiner con “L’Essenza dei Colori” aveva infatti riletto le teorie goethiane; in esse si riconobbe Fiorenza che ne concepì una sintesi del tutto personale.

Proseguendo dunque un percorso di ricerca artistica particolarticolarmente individuale, a partire dagli anni '70 muove la curiosità di amici e colleghi che le chiedono di dedicarsi all'attività pedagogica per trasmettere i frutti delle proprie esperienze. (Per approfondire cfr. L. Bassignana: Un abbraccio alla pittura)

Esplorando nuove tecniche espressive, ed educando con una metodologia di insegnamento secondo la quale il colore diviene tramite per le dimensioni più sottili della percezione, negli a seguire arriva ad un tale processo di maturazione tale da consentirle la nascita di una Scuola attorno alla quale, oltre che allievi dalle più diverse estrazioni, ruotavano medici, filosofi, artisti e scienziati che si incontravano regolarmente per scambi culturali.

Tale necessità di fare della pittura una ricerca non unicamente di natura tecnica ma applicata soprattutto all'indagine di sé –, diviene manifesto di un allora inconsueto approccio col colore: dipingere per esplorarsi, ascoltarsi fintanto scoprirsi; per questa ragione chiunque ha libero accesso alla pittura.

 

In quegli anni Fiorenza collabora assiduamente con la Facoltà di Pedagogia e Scienza dell'Educazione dell'Università degli Studi di Firenze, interviene presso l'ospedale I.O.T. di Firenze e la Facoltà di Medicina a Milano, portando avanti il proprio studio in campo formativo ed educativo – si deve a lei la fondazione della scuola "Waldorf" di Firenze e della Scuola di Arte e Terapia (“Scuola di Luca”).

 

Ugalberto frattanto si afferma come compositore nel panorama Italiano ed Europeo. Con rimarchevoli risultati presenta lavori di tale spessore da favorirgli l'ammirazione di musicisti autorevoli quali tra gli altri: Riccardo Muti, Lovro von Matacic, Ernest Bour, Luigi Dallapiccola – che si alzò in piedi battendo energicamente le mani dopo la Prima di “A long time ago”, Goffredo Petrassi e Luciano Berio.

 

Entrambi prendevano parte promuovendo incontri o circoli artistici rivolti all’unione sinergica di più discipline, e contribuendo appieno ad alimentare quell'apertura e quel respiro Europeo che la Firenze di allora aveva dimostrato, fin dagli anni '60, nei confronti di uno sviluppo culturale. Si potevano ascoltare nuove composizioni inserite in Programmi promossi da associazioni quali Vita Musicale Contemporanea ad esempio, o ammirare pittori di avanguardia che esponevano durante queste manifestazioni. 

 

Le maggiori attività musicali continuavano all'interno del Festival del Maggio Musicale Fiorentino; non è n caso che nel 1964 anno del celebre Maggio dedicato all'Espressionismo Europeo - insieme con programmi musicali d'avanguardia - figurassero esposizioni d'arte dei membri del Blaue Reiter.  

 

Nei cartelloni del Maggio più volte comparivano opere di Ugalberto de Angelis il quale tra l'altro aveva preso parte alle attività musicali del Teatro in qualità di cornista e potendo venire in contatto con le maggiori figure musicali dell'epoca. 

 

Il lavoro di compositore fu però spesso sostituito per esigenze economiche da quello di consulente musicale per la RAI, a partire dal 1966. Seppure Ugalberto tentasse con tutti i mezzi disponibili di entrare in contatto con realtà musicali Europee, la sua salute rese difficile un duraturo contatto con l'ambiente artistico di cui avrebbe potuto far parte se non fosse venuto a mancare prematuramente il 3 Giugno del 1982 a Firenze. 

 

Di lì a poco avrebbe infatti dovuto entrare a far parte del prestigioso gruppo editoriale Universal di Vienna, vedendo le proprie opere pubblicate accanto a quelle dei nomi più prestigiosi.

 

 “Era moderno, ma non alla moda”, si poteva leggere in merito alla sua scomparsa; Figura riservata, marcata da una vena di solitario idealismo, e di un rigore pari al livello artistico che esprimeva. Un vuoto nel panorama musicale che nessuno ha mai più tentato di colmare.

 

Fiorenza ha proseguito però la propria attività negli Atelier, prima di Piazza Santa Croce, poi di Via dei della Robbia, insegnando anche in varie città Europee. Partecipavano a quel fermento anche le quattro figlie avute da Fiorenza ed Ugalberto: Marzia, Cecilia, Benedetta ed Ilaria. Ecco che ritorna l’immagine dell’antica bottega rinascimentale.

 

Nel 2005 una grave malattia si è interposta tra la de Angelis ed il proprio lavoro. Da allora l’artista, pur continuando a dipingere autonomamente nel proprio Atelier, ha lasciato le redini della Scuola alla figlia Benedetta, sperimentando in prima persona quel percorso di terapia col colore che lei stessa ha ideato.

 

L’eredità musicale nella famiglia de Angelis fu, proprio per la prematura perdita, difficilissima da proseguirsi. Ma non vana. L’archivio di partiture, autografi, scritti, rari volumi, e strumenti musicali fu felicemente riscoperto dal nipote che Ugalberto non poté mai incontrare: Michele Sarti, primogenito di tre figli avuti da Benedetta.

 

Appassionatosi alla musica giovanissimo ha iniziato molto presto a collaborare con la famiglia de Angelis, tenendo seminari e concerti in particolare sull’incontro tra musica e pittura. Inseme con la madre Benedetta hanno cooperato, su questa tematica, con l’Università di Firenze ed il fratello di Ugalberto, il musicologo Marcello de Angelis, operando all'interno dei corsi di Scienza della Formazione. Alcuni dei risultati dei laboratori di pittura e musica tenuti nell'ambito dei corsi organizzati della facoltà, sono tra l'altro raccolti all'interno del volume “Espressione pittorica e musica: arte, didattica e società” (Ed. Logisma) a cura di Marcello de Angelis e Michele Sarti.

 

Nel 2014 è nata una nuova Associazione, Atelier de Angelis – Maison d'artiste, di cui Benedetta de Angelis e Michele Sarti si occupano in qualità di presidente e vicepresidente.

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